Costo kWh per aziende: 5 consigli pratici per ridurlo

È noto che il costo dell’energia in Italia rappresenta un onere molto elevato per le aziende. Questo perché da tempo l’Italia ha deciso di produrre la sua energia prevalentemente attraverso fonti di produzione costose (es. gas metano, fotovoltaico, etc…). Ancor di più, però, pesa il fatto che la bolletta energetica delle aziende italiane è gravata da una serie di fattori che poco hanno a che fare con la fornitura di energia elettrica (idem per il gas naturale).

Costo kWh aziende

Come noto, infatti, i servizi di vendita pesano per il 40% circa della bolletta. Gran parte di quanto si paga al proprio fornitore non riguarda l’energia (o servizi di vendita nel grafico) bensì il trasporto sulla rete di distribuzione, le imposte o gli oneri generali (che raggruppano una serie di voci che assomigliano più a tassazione che a servizi energetici). Rientrano negli oneri generali ad esempio gli incentivi per le fonti rinnovabili che rendono elevato il parametro “Costo kWh per aziende”.

Tralasciando gli oneri generali che sono di fatto un insieme di oneri di politica energetica, la voce più rilevante di servizio dopo la vendita è quella relativa ai servizi di rete, che pesa il 17% circa. Per le utenze business i servizi di rete sono determinati dalle cosiddette “opzioni tariffarie”: BTA1, BTA2, BTA3, etc… Le opzioni tariffarie definiscono i costi fissi per l’uso della rete (che nel caso della BTA1 sono circa 32 euro per kW installato all’anno) e i costi variabili sui consumi pari a circa 0,007 euro/kWh. Va dunque sottolineato che i costi per servizi di rete che sostiene un’azienda sono a livello unitario più contenuti rispetto a quanto viene addebitato alle utenze private.

5 consigli per contenere il “Costo per kWh aziende”

Ecco alcuni pratici consigli per tenere sottocontrollo il parametro di costo “Costo kWh” per le aziende.

In base alla nostra esperienza sono almeno 5 i consigli da seguire per risparmiare nella scelta di un contratto di fornitura energetico.

  1. Non stipulare contratti solo nel mese di novembre. Tipicamente le aziende stipulano i contratti di energia per l’anno successivo nel mese di novembre, credendo che sia il mese più economico in quanto si concentrano tutte le trattative di fine anno come se si fosse in periodo di “saldi”. In realtà in questi ultimi anni la volatilità sui mercati energetici è stata tale che anche in altri periodi dell’anno si sono aperte opportunità interessanti. In tal senso è opportuno creare un legame di fiducia e con ottica di lungo periodo con il proprio fornitore.
  2. Non stipulare necessariamente un contratto a prezzo fisso. Il prezzo fisso per 12 mesi spesso sembra l’opzione più sicura. Tuttavia in anni come questi ultimi in cui il prezzo dell’energia è sempre sceso si è rivelata l’opzione meno vantaggiosa. Il nostro consiglio è procedere al prezzo fisso su un orizzonte più lungo oppure mantenere “aperta” al mercato una percentuale della fornitura attraverso un’offerta Bilanciata, in parte fissa in parte variabile.
  3. Comunicare al fornitore dati completi per elaborare un’offerta. Spesso i clienti tendono a fornire copia dell’ultima o delle ultime 2 bollette. Queste sono insufficienti perché non danno una reale rappresentazione al fornitore di quali sono i consumi nell’anno. I fornitori tendono in tal caso a riservarsi margini di cautela per evitare di ridurre i propri guadagni. Con un prospetto di consumi annui, orari o per mese e per fascia, anche i fornitori saranno più propensi a fare quotazioni vantaggiose.
  4. Tenere sotto controllo le accise e l’IVA. Molto spesso riscontriamo un’applicazione non corretta dell’IVA o delle accise agevolate (soprattutto nel gas). Si tratta di voci da tenere sotto controllo e per le quali noi di wekiwi possiamo aiutarti a verificare la corretta applicazione.
  5. Scegliere indici che si possono controllare. Normalmente i fornitori propongono diversi indici cui collegare il costo della fornitura (es. ITEC, Oil, Gas). La nostra raccomandazione è quella di scegliere sempre indicatori facilmente consultabili sul web o su riviste o quotidiani. In questo modo è possibile verificare i costi e anche disporre di previsioni sull’andamento futuro dell’indice senza dover dipendere dal fornitore. In tal senso è molto utile la pubblicazione sul sito della Borsa Italiana dei valori del parametro PUN sotto la voce IDEX.

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