Comprendere il prezzo indicizzato nei contratti di energia

Per valutare la convenienza di una proposta di contratto con prezzo indicizzato occorre essere sicuri di confrontare la stessa cosa.

Spesso, per come sono scritti i contratti, fare un confronto è difficile. Non è possibile in questa sede illustrare tutte le possibili casistiche e ci limiteremo pertanto a 3 consigli fondamentali.

1) Attenzione agli indici diversi tra loro!

Sembra un’osservazione banale ma non è così. Il prezzo indicizzato è ancorato ad un indice e non tutti gli indici sono uguali.

Normalmente gli indici non sono altro che delle quotazioni sui mercati all’ingrosso dell’energia stessa o dei combustibili che servono per produrre l’energia (ad esempio gas o petrolio). Molto spesso i prezzi indicizzati sono esposti così:

Prezzo del mese (Pm) = Prezzo iniziale (P0) + Variazione dell’indice

Si stabilisce un prezzo iniziale e a questo si applica la variazione dell’indice. Gli indici più usati sono il PUN (prezzo dell’energia quotato nella Borsa Elettrica), ITEC/GRP/Brent (che sono invece indici legati all’andamento sui mercati internazionali dei combustibili). La nostra personale opinione è che l’indice PUN sia il più indicato, sia perché riguarda espressamente l’energia elettrica, sia perché i dati sono tutti pubblici. Nel caso del Gas sarebbe indicato adoperare un riferimento ad una Borsa Gas, come ad esempio l’olandese TTF, in attesa che si sviluppi la sezione Gas del GME.

Il consiglio pertanto è: non confrontiamo indici diversi tra loro, perché possono avere quotazioni molto diverse.

2) Comprendiamo il meccanismo di aggiornamento dell’indice

Sveliamo adesso un aspetto cui prestare particolare attenzione: la variazione dell’indice.

La variazione è scritta così molto spesso: (Im – I0), che significa valore dell’indice nel mese m (Im) meno valore dell’indice nel mese iniziale (I0). La cosa appare corretta perché esprime esattamente la variazione dell’indice. Tuttavia accade che il valore I0 non sia più attuale e magari sia più basso dei prezzi attuali dell’energia. Facciamo un esempio: supponiamo che il valore dell’indice nel mese di gennaio 2014 sia 50 e che nel mese di maggio 2014 sia 70. I fornitori non sempre possono aggiornare tutto il materiale contrattuale con tempestività e può accadere che a maggio 2014 ci venga proposto questo prezzo (dati in €/kWh):

Prezzo del mese (Pm) = Prezzo iniziale (P0) + Variazione dell’indice (Im – I0)

Es: Pm = 0,080 + (Im – 50)/1000   dove I0 è aggiornato a gennaio 2014

La divisione per 1000 serve solo per uniformare l’unità di misura. L’energia è esposta in bolletta in €/kWh mentre le quotazioni degli indici sono spesso in €/MWh dove M sta per megawattora che è uguale a 1000 kilowattora. Giusto per complicare un po’ le cose…

Questo cosa significa? Significa che il prezzo che stiamo pagando non è 0,080 €/kWh + la variazione dell’indice. Ma stiamo già pagando 0,080 + una variazione dell’indice pari a 0,020, in quanto l’ I0 indicato di 50 è già vecchio e oggi quell’indice ha già avuto un incremento di 20 punti. Pertanto un prezzo che apparentemente è 0,080 nella realtà è già 0,100 €/kWh.

Ecco perché crediamo che per non creare difficoltà al cliente il prezzo variabile sia meglio esporlo così:

Es: PUN + 0,020 €kWh

In questo modo è più difficile creare malintesi… Il prezzo è l’indice (espresso in €/kWh) + un valore fisso ed è preferibile scegliere un indice che il Cliente può agevolmente trovare su internet!

3) Confrontiamo periodi coerenti tra loro

Questo punto è molto importante per evitare di confrontare mele con pere. Se dobbiamo valutare un’offerta a prezzo variabile occorre sapere a quale periodo si riferisce.

Per confrontare due proposte variabili si dovrà confrontarle relativamente allo stesso periodo (perché abbiamo visto che gli indici variano tra loro). Ma cosa accade se voglio confrontare un’offerta variabile con un’offerta a prezzo fisso?

Beh… anche in questo caso occorre ragionare sullo stesso periodo. Facciamo un esempio.

Ci troviamo a luglio 2015 e occorre decidere se per il 2016 conviene accettare un prezzo fisso o un prezzo variabile. Supponiamo che un fornitore proponga:

Prezzo fisso uguale per tutte le ore (chiamato anche monorario)= 0,080 €/kWh

Un altro fornitore invece propone questo prezzo:

Prezzo indicizzato = PUN + 0,015 €/kWh

Come faccio a capire se il prezzo indicizzato conviene?

Qui subentra un altro aspetto per cui il prezzo indicizzato al PUN è molto interessante: è facile accedere alle quotazioni anche future dell’indice. Come si fa?

I valori futuri del PUN sono disponibili ad esempio nel sito della Borsa Italiana. Se nel menù si seleziona “Derivati” e poi “Futures Idex” si trovano le quotazioni future (futures) del prezzo dell’energia.

In particolare andando in “Futures Annuali” e scegliendo quello di Dicembre 2016 stiamo in sostanza selezionando le previsioni di prezzo future da gennaio a dicembre 2016.

Questo vuol dire che in questo momento il valore del prezzo variabile proposto sul 2016 è:

48,25/1000 = 0,04825 + 0,015 = 0,06325 €/kWh

E questo prezzo è molto più conveniente del prezzo fisso (-21%)! E’ ovvio che si tratta di un prezzo variabile e che potrà variare ma intanto possiamo dire che la previsione è questa e che abbiamo confrontato mele con mele! Wekiwi, fornitore di luce e gas che propone un’offerta interamente digitale, permette di conoscere e gestire il proprio contratto di fornitura online o da app e approfondire in ogni momento il proprio dettaglio di consumi.

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