Transizione energetica

Transizione energetica: cos’è e cosa prevede

Secondo la comunità scientifica, i cambiamenti climatici in atto negli ultimi decenni sono dovuti in larga misura alle emissioni di gas serra prodotte dal settore energetico. Si stima, infatti, che da questo settore provenga il 90% delle emissioni di CO2 nell’atmosfera; il gas ritenuto responsabile del riscaldamento globale. Da questi presupposti nasce l’esigenza di creare un modello di sviluppo sostenibile, che metta in atto una transizione progressiva verso le fonti più pulite, come l’energia solare o quella eolica.

Con l’Accordo di Parigi del 2015, i rappresentanti di 195 paesi, tra cui l’Italia, hanno fissato l’ambizioso obiettivo di limitare il riscaldamento globale a una soglia di 1,5 °C oltre la temperatura media del periodo preindustriale. L’accordo prevede la costruzione di un piano normativo che non prevede soltanto la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, ma anche una serie d’interventi volti a favorire il risparmio e l’efficientamento energetico a livello civile e industriale.

I benefici della transizione energetica

La transizione dall’energia fossile a quella rinnovabile offre dei vantaggi tangibili per il pianeta e la collettività. Se i benefici per l’ambiente sono autoesplicativi, per quanto concerne la produzione di energia elettrica, si assisterà allo sviluppo di centri produttivi solari ed eolici sempre più efficienti, ma soprattutto decentralizzati e distribuiti in maniera capillare. I benefici economici derivanti da queste attività si concretizzeranno nell’aumento dei posti di lavoro in tutto l’indotto dell’energia verde e, in secondo luogo, sulle tasche dei cittadini, che potranno ridurre il costo delle loro bollette e contribuire addirittura alla produzione. Ulteriori vantaggi sono già fruibili grazie agli incentivi governativi, come ad esempio il Superbonus del 110% per i lavori di riqualificazione energetica e il Bonus Caldaia per l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento.

La decarbonizzazione

La decarbonizzazione è il processo più urgente in materia di sostenibilità ambientale. Le centrali a carbone, che secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia soddisfano ancora oggi quasi l’80% della produzione globale di elettricità, sono infatti le principali responsabili delle emissioni di CO2 e di altri gas serra. Pertanto, il processo di dismissione di queste centrali non può essere immediato, ma deve necessariamente passare attraverso una fase transitoria basata sulla flessibilità produttiva. L’obiettivo dell’Unione Europea è quello di abbandonare completamente il carbone entro il 2050, in favore delle energie rinnovabili. Per raggiungerlo, sarà impostata una transizione intermedia verso il gas naturale, che può abbattere le emissioni nocive del 50%, garantendo inoltre una migliore gestione dei picchi di produzione. Saranno inoltre incrementati gli impianti di stoccaggio dell’energia, che avranno il compito di garantire la continuità della fornitura nel passaggio ai sistemi di produzione intermittenti come il solare o l’eolico.

La digitalizzazione nella transizione energetica

I processi di digitalizzazione rientrano anch’essi tra le misure di efficientamento energetico dei nuovi piani di sviluppo sostenibile. La trasformazione digitale, nell’ambito della produzione di energia elettrica, avrà il compito di rendere più efficienti gli impianti grazie alla moderna sensoristica, che consentirà d’individuare precocemente le anomalie e di programmare al meglio la manutenzione ordinaria. Le opportunità offerte dall’Internet of Things renderanno gli interventi d’ispezione più tempestivi e sicuri, attraverso l’utilizzo di droni, robot e tecnologie di realtà aumentata per gli operatori sul campo. Ma il vero asso nella manica è la cosiddetta “smart grid“, ovvero la creazione di una rete di distribuzione intelligente, che s’interfaccia in modo bidirezionale con i contatori di nuova generazione per garantire una fornitura più flessibile e decentrata. La smart grid è infatti una rete di distribuzione connessa, che permette di attingere in maniera oculata non soltanto dalle normali centrali, ma anche dai clienti che autoproducono l’energia elettrica tramite i propri impianti fotovoltaici. Un primo passo verso la creazione delle comunità energetiche autosufficienti e delle future smart city.

Le normative europee e italiane sulla transizione energetica

L’Unione Europea, nell’ambito del cosiddetto “Green New Deal“, ha messo a punto una serie di normative vincolanti per gli stati membri, che dovranno ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Il pacchetto comprende anche delle misure rivolte all’industria, per lo sviluppo di aziende ecosostenibili sempre più improntate al risparmio energetico. La normativa comunitaria prevede inoltre, entro la stessa data, che il 40% dell’energia elettrica prodotta provenga dalle fonti rinnovabili.
In Italia sono sostanzialmente due i pacchetti normativi che agiscono su questa materia. Il primo di questi è il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), che recepisce le direttive europee in materia di emissioni, risparmio energetico, approvvigionamento da fonti sostenibili e interconnettività delle reti. La seconda è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che include un finanziamento da quasi 60 miliardi di euro volto a favorire l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile, la riqualificazione energetica degli edifici, il potenziamento della mobilità sostenibile, nonché la tutela del territorio e delle risorse idriche.

La transizione energetica in Italia e nel Mondo

Nel 2020, la transizione energetica ha attratto investimenti globali per oltre 500 miliardi di dollari, ma il mondo procede ancora a due velocità. I paesi emergenti stentano difatti a convertirsi all’energia verde, mentre alcune realtà come l’Islanda, la Danimarca e la Svizzera, hanno già completato gran parte del processo di transizione verso l’energia rinnovabile. Anche in Italia, seppur con qualche ritardo, la macchina della green economy si è finalmente messa in moto attraverso lo stanziamento dei fondi del PNRR e la creazione dei ministeri della Transizione ecologica, dell’Innovazione tecnologica e della Transizione digitale.

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