Classi energetiche degli edifici: caratteristiche e miglioramenti

Quanto consuma un edificio? Ce lo dice la certificazione energetica

Per effetto del Decreto Legislativo 192 del 2005 e dei successivi interventi legislativi completati con il Decreto Ministeriale 162 del 2015, in caso di compravendita o di locazione di un immobile deve essere redatto, da parte di un tecnico abilitato chiamato certificatore energetico, l’Attestato di Prestazione Energetica (APE). Questo documento descrive il grado di efficienza energetica dell’abitazione: sulla base di una serie di parametri strutturali e funzionali, alla casa viene assegnata una classe energetica, indicativa del livello dei consumi energetici. Ecco una breve guida per capire le classi energetiche e per conoscere gli interventi di riqualificazione e ristrutturazione che permettono il passaggio ad una classe superiore.

Classe energetica G: la classe meno efficiente

Caratterizzata da un consumo superiore a 160 kWh/mq all’anno, la classe energetica G è quella meno efficiente dal punto di vista energetico: vi rientrano i vecchi immobili in muratura privi di coibentazione, non dotati di riscaldamento o con caratteristiche strutturali tali da non garantire il mantenimento del calore al loro interno. Tra i miglioramenti da apportare per ridurre il fabbisogno energetico e per passare a classi più elevate, si annoverano la sostituzione degli infissi, la coibentazione delle pareti, l’isolamento dei cosiddetti solai freddi (controterra o verso ambienti non riscaldati) e l’installazione di una caldaia a condensazione.

Classe F: la classe in cui gli impianti di riscaldamento sono obsoleti

Con un consumo compreso tra 121 e 160 kWh/mq all’anno, gli edifici in classe energetica F sono perlopiù abitazioni risalenti agli anni ’70 e agli anni ’80 che si presentano allo stato originario. Gli impianti di riscaldamento sono obsoleti; gli infissi sono vecchi ed usurati; l’isolamento delle pareti, della copertura e dei solai si rivela del tutto inadeguato. Tra gli interventi di riqualificazione che permettono di raggiungere una classe più elevata rientrano le azioni sul sistema di regolazione dell’impianto di riscaldamento con l’installazione di termovalvole e di termostati intelligenti. Contestualmente è consigliata la sostituzione degli infissi di vecchia generazione con infissi termici e la scelta di vetri basso emissivi, muniti di doppia o tripla camera con gas argon.

Classe E, la classe più diffusa

Tipica degli edifici costruiti tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e caratterizzata da un consumo compreso tra 91 e 120 kWh/mq all’anno, la classe energetica E riguarda le abitazioni in cui è presente una caldaia a metano che, in tempi non recentissimi, è andata a sostituire quella a gasolio. La qualità costruttiva di questi immobili non è elevata, ma sono stati effettuati nel corso degli anni, con materiali e tecniche non ancora del tutto efficienti, opere di coibentazione del tetto e altri interventi finalizzati a migliorare il dispendio energetico.

Il passaggio dalla classe energetica E alla classe D comporta una riduzione dei consumi intorno al 25%: gli interventi che assicurano il passaggio di classe comprendono l’installazione di schermature solari, la sostituzione degli infissi, la coibentazione dei cassonetti, l’installazione di un impianto termico più efficiente e la gestione dei consumi con sistemi domotici.

Classe D: migliorare è possibile

Connotati da un indice di prestazione energetica EPgl,nren tra 1,50 e 2,00 gli edifici in classe energetica D sono abitazioni relativamente recenti, costruite una quindicina di anni fa, con un consumo compreso tra 71 e 90 kWh/mq all’anno, una buona coibentazione del tetto e un maggiore spessore dei muri perimetrali. Spesso queste case hanno già subito interventi, almeno parziali, di riqualificazione. Per il passaggio ad una classe superiore è possibile migliorare il comfort ambientale, abbinando la caldaia a condensazione ad un impianto di riscaldamento a pavimento. Da valutare è anche l’installazione di sistemi di produzione energetica autonomi come l’impianto fotovoltaico.

Classe C: gli edifici già si fregiano di alcuni interventi all’avanguardia

Caratterizzati da un indice di prestazione energetica EPgl,nren compreso tra 1,20 e 1,50, gli immobili in classe energetica C sono stati oggetto di interventi che hanno reso la costruzione più efficiente dal punto di vista energetico. Su tutti i termosifoni sono presenti valvole termostatiche a bassa inerzia con contabilizzazione indiretta del calore. Si è provveduto all’installazione di una caldaia a condensazione e alla sostituzione della pompa di circolazione con l’obiettivo di ridurre le portate e i consumi elettrici. Da segnalare è anche l’isolamento del sottotetto con un isolante termico di qualità. La sostituzione dei serramenti concretizza l’intervento più indicato per il passaggio alla classe superiore.

Classe B: consumi bassi e sostenibili

Con un consumo medio compreso tra 31 e 50 kWh/mq all’anno, gli immobili in classe energetica B sono stati oggetto di tutti gli interventi di riqualificazione che connotano la classe C e, in più, sono stati effettuati lavori sulla parte esterna della casa con la sostituzione di tutti i serramenti. Per il passaggio alla classe superiore, l’involucro deve essere massimamente isolato e sono da installare pannelli solari per la produzione di acqua calda ad energia zero e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica pulita.

Classi energetiche A: le classi più virtuose

Nella classificazione energetica degli edifici, la classe energetica A (ulteriormente suddivisa nelle classi A1, A2, A3 ed A4) rappresenta l’eccellenza sotto il profilo dell’abbattimento dei consumi e della tutela dell’ambiente. Una casa in classe A è un’abitazione ad impatto energetico quasi pari a zero: non vi è il minimo spreco di kWh di energia elettrica e di Smc di gas metano in quanto ogni consumo è finalizzato al riscaldamento e al corretto funzionamento della casa.

Tra i tratti distintivi di un immobile in classe A, non si possono non citare la costruzione nel rispetto delle norme antisismiche, il performante isolamento termico con un cappotto spesso 10 centimetri, il ricorso ad un impianto di riscaldamento ad alta efficienza da abbinare ad un impianto a panelli solari oppure, in alternativa, ad un impianto termico a pavimento e, se possibile, la presenza di un impianto fotovoltaico per l’elettricità e di impianti solari termici per il riscaldamento dell’acqua.

La riqualificazione energetica e le detrazioni fiscali

La riqualificazione energetica comporta un triplice vantaggio. Innanzitutto, i consumi si riducono e il risparmio energetico riverbera i suoi positivi effetti sulla bolletta di luce e gas. In secondo luogo, gli immobili più efficienti dal punto di vista energetico presentano un valore commerciale più elevato. E, aspetto non certo ultimo per importanza, gli interventi di riqualificazione accedono al cosiddetto eco-bonus. È prevista una detrazione Irpef e Ires, da ripartire in dieci rate annuali di pari importo, nella misura del 50% o del 65% a seconda della tipologia di intervento.

Beneficiano dell’agevolazione gli interventi finalizzati alla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento, al miglioramento termico dell’edificio, all’installazione di pannelli solari e alla sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

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