Quanto consuma un ventilatore? Ecco come risparmiare sull’energia elettrica

Tra le varie soluzioni di refrigerazione di un ambiente domestico o lavorativo, i ventilatori rappresentano una possibilità concreta di risparmio energetico e di abbassamento del livello di inquinamento.

Le tipologie di ventilatore disponibili in commercio sono essenzialmente tre, ovvero da terra, da tavolo e da soffitto. A seconda della base su cui sono poggiati, si può parlare inoltre di ventilatore a colonna o di ventilatore a piantana. Il modello ad asta si presta all’aerazione di ambienti piuttosto grandi e rappresenta una valida alternativa al ventilatore da soffitto, che invece può necessitare di interventi elettrici e murari nel corso dell’installazione.

La regolazione dell’asta permette di indirizzare il getto d’aria fresca nella direzione desiderata, il che è fondamentale in questa tipologia di elettrodomestico, dal momento che assicura l’aerazione solo all’altezza in cui sono collocate le pale.

I ventilatori da tavolo si contraddistinguono, invece, per le loro dimensioni più contenute, dimensioni che li rendono adatti per la refrigerazione di piccoli ambienti.

Sia il modello da appoggio che quello a piantana possono essere utilizzati in modalità fissa, con il getto d’aria puntato in una determinata direzione, o mobile. In quest’ultimo caso le pale del ventilatore oscilleranno in maniera ritmica e costante da un lato all’altro, andando a refrigerare una superficie significativamente più ampia.

Per quanto riguarda, infine, i ventilatori a soffitto, così come il nome stesso suggerisce, vengono installati al soffitto di una stanza e, a seconda delle dimensioni di quest’ultima, è consigliabile ricorrere ad un modello con pale più o meno grandi, in modo da ottenere un flusso d’aria adeguato. In questo caso l’aria scende dall’alto verso il basso in maniera più dolce, senza venire puntata direttamente su chi occupa la camera, per un effetto più piacevole e lontano dall’essere dannoso per la salute.

Una variante del modello classico è il ventilatore nebulizzatore, che emette delle microparticelle di acqua nebulizzata, il che lo rende particolarmente utile all’aperto o in veranda. L’emissione di queste goccioline di acqua, infatti, oltre a rinfrescare l’aria tiene lontani fastidiosi insetti volanti come le zanzare.

Quanto consuma un ventilatore?

Una delle caratteristiche più vantaggiose dei ventilatori è rappresentata dai ridotti consumi associati al loro utilizzo. Si parla, infatti, di un consumo pari a circa 50 watt all’ora, il che risulta decisamente inferiore rispetto, ad esempio, ad un normale condizionatore. Ciò influisce positivamente anche sulla bolletta della luce, tanto che si può preventivare una spesa massima di circa 0,60 centesimi a fronte della tenuta in funzione dell’elettrodomestico per 12 ore consecutive. I consumi del ventilatore non subiscono differenze significative in base al modello prescelto, attestandosi intorno agli stessi valori, sia che si tratti della variante da soffitto piuttosto che di quella da appoggio.

Ventilatori e condizionatori: apparecchi a confronto

La differenza principale tra un comune condizionatore ed un ventilatore a colonna o d’altro tipo riguarda indubbiamente i consumi ed i costi. L’acquisto di un condizionatore, infatti, va ad incidere più pesantemente sul bilancio familiare, non solo al momento dell’installazione ma anche nel corso dell’utilizzo e della manutenzione ordinaria dell’apparecchio.

Per poter installare un climatizzatore è necessario inoltre ricorrere all’intervento di personale qualificato, in grado di occuparsi anche degli eventuali lavori elettrici e di muratura necessari per la messa in opera del dispositivo.
Nel caso di un semplice ventilatore a piantana invece, tutto quello che occorre per farlo funzionare è collegarlo ad una qualsiasi presa di corrente, per quanto, naturalmente, il potenziale rinfrescante sia decisamente inferiore soprattutto in presenza di temperature particolarmente elevate.

Da non sottovalutare sono inoltre le differenze dal punto di vista della qualità dell’aria respirata all’interno della stanza destinata ad essere refrigerata. Il meccanismo alla base del funzionamento dei ventilatori, infatti, fa sì che l’aria venga mossa più velocemente all’interno dell’ambiente domestico, senza che se ne alteri la qualità. L’effetto che ne consegue è quello di attenuare l’eccessivo calore in maniera graduale, senza esporre gli occupanti la stanza a getti d’aria troppo forti e diretti. Nel caso di un condizionatore, invece, è fondamentale occuparsi periodicamente della pulizia dei filtri in quanto potenziali ricettacoli di batteri e muffe.

Quali sono le differenze tra i ventilatori e i deumidificatori?

A differenza dei classici ventilatori, i deumidificatori agiscono abbassando il livello di umidità dell’aria, che in questo modo diventa più salubre e respirabile. L’eliminazione del vapore acqueo, in altre parole, rende l’ambiente più secco, e ciò riduce in maniera importante quella fastidiosa sensazione di soffocamento causata dall’afa estiva. Il deumidificatore può essere paragonato ad un ventilatore senza pale, e può dimostrarsi utile anche durante il periodo invernale. Riesce a risolvere, infatti, il problema della condensa sulle finestre, prevenendo anche la formazione di muffe, cattivi odori e contaminazioni batteriche, che si sviluppano nei mesi più freddi soprattutto negli ambienti poco aerati, come cantine e soffitte. Per quanto riguarda la spesa, i costi per l’acquisto di un deumidificatore sono inferiori rispetto ad un qualsiasi condizionatore, ed altrettanto bassi sono i consumi.

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